Il 23 e 24 novembre si è svolto presso la Bookique l'evento NexTn: Narrare esperienze, progettare futuro. E' stata l'occasione per pensare nuove progettualità, ma anche un momento di restituzione di esperienze nate insieme alle Politiche giovanili del Comune di Trento. Ecco le parole di Jimmy Vera dell'Associazione Nueva Vida sul laboratorio "Flussi e influssi", da cui è nato il progetto Incrocio Musicale, che ci hanno emozionato!



Siamo Incrocio Musicale.

Siamo il risultato di un progetto nato dall'Associazione Nueva Vida e sostenuto dalle Politiche Giovanili del Comune di Trento, dal Centro Musica e dal Centro Servizi Culturali Santa Chiara.
Siamo il primo gruppo musicale in zona con determinate caratteristiche come la pluralità delle nostre origini, scriviamo e cantiamo i nostri brani in lingue diverse, usiamo suoni e ritmi contemporanei e tutti gli influssi che abbiamo trovato nel vitale viale che va dall'orecchio al cuore. Dal folklore al rap, dal gospel alla cumbia, dal carnavalito al reggae, dal beatbox alla batucada. Siamo interetnici, interculturali, interreligiosi, insomma sinceri nella nostra tolleranza.

Incrocio Musicale è formato da: Ximena Gomez Abalos dall'Argentina, Elvis Abheku nigeriano, Napo Nadjombe dal Togo, Mattia Gallinaro, Luca Bergadano e Davide Gruber dall'Italia, Naby Faye senegalese, Esteban Cuevas dal Cile, Conde Alpha Kabinet dalla Guinea e Jimmy Vera peruviano.

Il progetto nasce dall'idea che la musica coinvolge una serie di sfumature culturali, esperienze emotive, voci che spesso si chiudono nella tradizione propria del folklore oppure nell'alienazione del mainstream monopolizzato dai ritmi contemporanei.

Il nome del progetto: Flussi e influssi, incrocio musicale dei migranti significa tutto questo: condivisione musicale. Mezzo e fine. Musica e parola. Tradizione e modernità. Autoctono e alloctono. Approfittando l'esperienza del viaggio come input creativo.
Creare uno spazio d'integrazione e comunicazione rivolto ai giovani musicisti di origini straniera (e non solo) con delle capacità musicali e compositive, apre un canale espressivo vivo, attivo e dinamico. La società ha urgente bisogno di comunicare con tutti i suoi componenti, non per fabbricare cantanti ma per dare voce a tutti. Pensiamo alla musica al di là della musica stessa, cerchiamo in essa un collante sociale. Cantiamo il sacro e il profano perché il canto è sacro... e profano.
Abbiamo fatto incontri settimanali di 4 ore da maggio ad oggi, sviluppando concetti come intercultura, comunicazione, creatività poetico musicale, cultura di pace e tolleranza. Ognuno portava la propria canzone e la si lavorava nell'insieme.
Abbiamo imparato ad ascoltare l'altro. In tutte le lingue e con tutti gli strumenti possibili. Abbiamo accordato la nostra empatia.



La cittadinanza attiva ha bisogno di riattivarsi ogni tanto. Il concetto di empowerment parte dall'individuo e si riflette nella società che si riflette nell'individuo, quello che spiegava Edgar Morin con il suo Pensiero Complesso. Individuo e società sono due specchi che si riflettono a vicenda. Se una canzone, una frase, un concerto o una danza avviano questo processo... ben venga!

La città è cambiata perchè le persone che ci seguono non vedono più le cose che ci differenziano ma quelle che abbiamo in comune. Siamo dieci persone e riusciamo a comunicare in 20 lingue diverse (le abbiamo contate ed elencate). Nelle nostre serate ha prevalso la presenza di famiglie, di bambini e anziani, che usano la danza e la libertà del momento. Quando suoniamo il palco non è così inarrivabile, è praticamente aperto a tutti, la gente può ridere, cantare… insomma sentirsi come a casa. Le emozioni sono palpabili, a fior di pelle. Il pubblico fa parte integrante del complesso, i bei momenti diventano bei ricordi, la musica è alzare il volume all’intensità delle nostre vite… che importa un accordo sbagliato se quello che si cerca è un’armonia al di là della musica?

Le politiche giovanili rappresentano l'approccio verso le istituzioni, sembra scontato ma in tanti paesi le istituzioni sembrano guardare lontano dalla vita quotidiana, lontano dalla gente comune e questo genera diffidenza o indifferenza. Nel nostro caso le politiche giovanili hanno colto il bisogno di scoperchiare il pentolone delle idee e della creatività giovanile attraverso la musica, senza limiti o condizionamenti. Ci hanno accolto così, come siamo.

Jimmy Vera




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