QUANDO LA DANZA È PASSIONE.                        
Elena Finessi è una giovane trentina appassionata di arte, che ha scelto di seguire quello che le suggeriva il cuore, ossia di dedicarsi alla danza. In un caldo pomeriggio di giugno, mi ha raccontato il suo percorso.


Come ti sei avvicinata alla danza?
Ho iniziato a fare danza da quando avevo 5 anni, poi a 13 anni mi sono trasferita a Reggio Emilia per studiare danza classica. In questa nuova città ho affrontato da sola la vita e tutte le difficoltà che ne conseguono. Questa esperienza è stata un “trampolino di lancio” per me perché studiando e impegnandomi duramente, ho acquisito la fisicità che serve nell’ambito teatrale.
A 16 anni ho cambiato città, mi sono trasferita a Parma, aprendomi anche al mondo dei musical. In quel periodo non mi vedevo solo come performer e ho deciso quindi di buttarmi in una nuova avventura. A me piace l’arte in generale, mi piace il disegno, la pittura, la musica, e mi piace pensare che queste arti possano andare di pari passo. Anche il teatro se ci pensiamo bene, non è solo l’opera di Shakespeare, ma c’è tutto un mondo dietro. L’importante è trovare sé stessi in questo “tutto”.


Hai mai avuto dubbi sul tuo percorso?
Certo. A 18 anni ho avuto una vera e propria crisi. Ho abbandonato tutte le mie attività perché mi sentivo come se avessi perso la bussola. Avere tante passioni spesso porta confusione. In questi anni di buio ho ritrovato la luce iscrivendomi al DAMS di Bologna, in quanto sentivo la necessità di studiare cosa c’è alla base dell’arte, cosa c’è prima di me e arricchire il mio bagaglio culturale. Allo stesso tempo mi sono riavvicinata al mondo teatrale: ho capito infatti che spesso il teatro è “terapia”. Mi sono avvicinata alla danzaterapia e ho scoperto quanto possano essere espressivi i corpi non allenati. Ho seguito anche i corsi di Abbondanza Bertoni e diversi workshop, viaggiando in tutta Italia: questi corsi mi sono serviti per aggiornarmi e non morire artisticamente.


Come hai capito che questa era la strada giusta?
Una mia amica mi ha parlato del servizio civile e ho deciso di provarci. Ho lavorato con L’Area dell’ APPM. Mi sono occupata di teatro, attività didattiche e musica. Ho dato tutta me stessa in questo lavoro, facendo proposte di progetti, tra i quali teatrodanza, ossia un anno di corso sull’espressività corporea. Per me è stata una bellissima esperienza. Mi sono occupata anche di teatro ragazzi, ho condotto un corso di arte creativa al Centro Color e, sempre nell’ambito del servizio civile ho avuto la splendida opportunità di fare la formatrice sull’uso del corpo. Da queste esperienze ho deciso di insegnare quello che sento, così ho iniziato a insegnare danza ad adulti e ragazzi con Sonia Migliorati.


Quali sono i tuoi progetti?
Oggi collaboro con Michela Embrìaco, direttrice di Multiversoteatro e stiamo preparando due spettacoli. In uno sarò attrice, nell’altro partecipo come danzatrice… ma per ora non posso svelarti nulla! Sto valutando anche di studiare a Torino presso la scuola Nuova Officina della danza, che segue lo stile Gaga di Ohad Naharin.


Quali sono le difficoltà che hai incontrato seguendo questo percorso?
Le restrizioni, la competizione, i pregiudizi, dimostrare qualcosa a tutti i costi, doversi spostare, il materiale per i laboratori spesso difficile da reperire, la chiusura delle persone…


Cosa diresti ai giovani che vogliono seguire la strada dell’arte come carriera?
Direi loro di credere in se stessi e seguire ciò che dice il cuore. Quello che personalmente vorrei per il futuro è avere più spazi per l’arte, magari collaborando con altri giovani che hanno la mia stessa visione e che nelle attività ci possa essere una relazione tra le arti.

Testo di: Sara Bellebuono

Ambiti teatro