Come ben si sa, Trento e Prijedor sono gemellate ed ogni anno si attuano dei progetti di scambio tra scuole del nostro territorio con quelle bosniache grazie all'intermediazione dell'Associazione Progetto Prijedor. Quest'anno hanno aderito l'Istituto Weisse Rose di Predazzo, la classe 4^ Gat (gestione ambiente e territorio) dell'Istituto Agrario S. Michele, la 4CDL del Liceo Galileo Galilei e 12 ragazzi in Alternanza Scuola Lavoro del medesimo istituto. Mentre i giovani di Predazzo hanno svolto il viaggio di istruzione - gemellaggio avendo particolare riguardo ai diritti umani e facendo tappe come Trieste e l'Istria, il gruppo di S. Michele e del Galilei è partito assieme dal 20 al 24 Marzo facendo una tappa di una sera a Lubljana proseguendo poi fino alla meta e, al ritorno, bloccandosi in Croazia per visitare i laghi di Plitvice, patrimonio dell'umanità.

Due elementi sono da aggiungere a questo viaggio di conoscenza di culture e tradizioni di Paesi a noi vicini: l'accompagnamento da parte di un esperto storico sui Balcani e la formazione di un gruppo Redazione che ha gestito la documentazione ed il racconto del viaggio, supportato nel lavoro da me ed Aaron, coinvolgendo, quindi, anche l'ufficio politiche giovanili del Comune.

E così è stato: le giovani ragazze, dopo una fase di progettazione in classe sugli elaborati da realizzare, hanno creato e gestito una pagina Instagram dal nome bosnia_voyager, hanno realizzato un video( che trovate sotto) ed un'appassionante mostra fotografica itinerante, inaugurata lunedì 21 maggio all'assemblea d'istituto del Liceo Galilei e che giovedì 24 si è spostata a San Michele. In aggiunta a ciò ho creato un libretto che potesse riassumere in poche pagine l'esperienza dando voce a tutti gli attori del viaggio: studenti, professori, associazione Progetto Prijedor e assessore Mariachiara Franzoia.

Pur avendo io stessa partecipato a questo viaggio, mi sento di dover condividere quanto hanno vissuto i ragazzi riportando alcuni dei testi che hanno redatto durante e dopo l'esperienza: in fin dei conti erano loro i veri protagonisti. Quella che cito è Sara Tait, liceale che è partita per presentare dei laboratori di fisica e logica agli studenti del Gymnasium di Prijedor, nonchè addetta ai testi all'interno del gruppo Redazione. La sua è una testimonianza vera, sentita e condivisa dalla maggior parte dei coetanei che si sono spesi per questo gemellaggio ad alto contenuto formativo.

"Personalmente ho trovato bellissima l’esperienza in famiglia, e così è stato per la maggior parte di noi: molti erano un po’ scettici, o perché era la prima esperienza ospitati all’estero, o perché temevano di trovare situazioni problematiche, ma alla fine nessuno si è pentito della scelta. Siamo rimasti colpiti dall’incredibile ospitalità di ragazzi e genitori, che erano davvero entusiasti di averci con loro. Moltissime famiglie hanno preparato la casa al meglio per accogliere gli ospiti e hanno offerto incredibili quantità di cibo delizioso. Come in Italia, per loro il cibo è un elemento culturale molto importante e per questo hanno voluto farci assaggiare diversi piatti tipici. A proposito di questo, ricordo quando, la seconda sera che passavamo a Prijedor, sono rientrata a casa con la mia ospitante che già era passata la mezzanotte e abbiamo trovato sua madre intenta a cucinare uštipci, un cibo tradizionale squisito, perché potessimo mangiarne a colazione. Ha poi apparecchiato la tavola insistendo affinché mi sedessi ad assaggiare quanto aveva preparato. Inutile dire che l’ora tarda non è stata considerata una scusa sufficiente per rifiutare i manicaretti.
I ragazzi di Prijedor poi ci hanno mostrato la città e i luoghi dove sono soliti incontrarsi e trascorrere le serate. La seconda sera eravamo tutti riuniti in un locale e formavamo una chiassosa comitiva. Ad un certo punto un uomo dall’aspetto non proprio rassicurante si è avvicinato rivolgendosi prima a noi italiani poi una ragazza bosniaca è intervenuta e l’uomo si è allontanato per tornare poco dopo con uno scatolone pieno zeppo di pacchetti di patatine: un omaggio per noi, sostanzialmente perché gli stavamo simpatici e portavamo allegria al locale.


Il secondo e il terzo giorno il gruppo ASL è stato impegnato con la presentazione dei rimanti laboratori ai ragazzi di Prijedor e in seguito a portare questi presso la scuola media. In questo caso la presentazione è stata una collaborazione di italiani e ragazzi bosniaci che avevano assistito alle presentazioni.
Devo dire che l’esperienza di laboratorio è riuscita alla perfezione: essendo i laboratori in inglese, non eravamo certi dell’efficacia della comunicazione e non sapevamo se la collaborazione sarebbe riuscita, ma i nostri dubbi sono stati smentiti. I ragazzi sono stati molto partecipi e attivi sia nelle presentazioni in cui erano spettatori sia durante i laboratori alle medie, in cui avevamo molto bisogno del loro aiuto per la traduzione. Per di più in quel contesto avevamo dovuto arrangiarci sul momento per mancanza di tempo e spazi, ma alla fine grazie alla collaborazione di tutti non abbiamo avuto problemi.
Poi è arrivato il momento di salutarci: molti di noi erano davvero dispiaciuti di doversene andare, e anche i nostri amici di Prijedor avrebbero voluto averci con loro per qualche altro giorno. Ci siamo scambiati abbracci, numeri di cellulare, indirizzi mail e la promessa di rivederci un giorno. È quasi certo infatti che il prossimo anno saranno loro a venire a Trento, ma anche non fosse possibile molti ragazzi di Prijedor si sono detti più che disponibili ad ospitarci nuovamente se mai avessimo la possibilità di tornare."

 

"Vorrei ora aggiungere un commento sul lavoro della cosiddetta Redazione, ovvero tutta la parte del progetto relativa alla restituzione dell’esperienza, in forma di video, foto e testi.
Ad essere onesta, inizialmente non ero convinta di partecipare: come ho detto prima, mi aspettavo una bella esperienza sì, ma non così ricca, e non sapevo cosa avremmo potuto raccontare esattamente. Inoltre ero già parecchio impegnata in quel periodo e non ero entusiasta di prendere ulteriori impegni in un qualcosa che non mi convinceva. Ma dal momento che pochi altri si erano offerti e che una mia compagna di ASL mi aveva già arruolato per la sezione testi, alla fine ho ceduto. Vale la pena provare, mi sono detta. Col senno di poi, ritengo proprio di aver fatto la scelta giusta. Se non avessi preso parte alla redazione infatti, probabilmente non mi sarei posta così tante domande sull’esperienza vissuta e anche il dialogo interno al gruppo ha aiutato a riflettere meglio sul progetto. Inoltre quando si ha un obbiettivo preciso (nel mio caso, la scrittura di un testo) ritengo sia anche più facile concentrarsi e ragionare con più serietà e impegno.
E oltre a questo, penso davvero che sia un’esperienza che vada la pena di raccontare.
Forse non tutti l’hanno vissuta come me, forse a qualcuno non è nemmeno piaciuta, ma per quanto mi riguarda è stata valida, nel senso che è stata sia estremamente divertente che importante a livello umano e culturale, utile anche per cambiare prospettiva e mettersi in gioco."

E negli stessi termini si è espressa anche Deborah Ognibeni, dell' Istituto Agrario, altra responsabile testi: "Abbiamo fatto questo viaggio cercando di scoprire qualcosa di un mondo diverso al di fuori delle nostre vigne, laboratori, alberi ed ecosistemi montani; ma ciò che veramente abbiamo acquisito è la conoscenza di noi stessi. Perchè quando vivi un luogo a lungo diventi cieco, poiché non osservi più nulla. E noi dobbiamo viaggiare per non diventare ciechi.

 Testo di: Hajar Boudraa

  Montaggio: Aaron Giordani e gruppo Redazione

 

 

 

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