In questo articolo Simone Rinaldi ci racconta com'è nato il progetto "L'Insicuro".

SIMONE 1L’Insicuro nasce –letteralmente- in un bar. Io ed un mio amico (ad oggi anche lui nella “redazione” insicura) combattevamo l’afa di un pomeriggio estivo a lato Fersina, lamentandoci di vecchie esperienze e collaborazioni lavorative, e prendendo per il culo un conoscente –psicologo- teorico dell’insicurezza. Uno di quelli che se hai un rapporto conflittuale con tua madre: sei insicuro, se il lavoro ti deprime: sei insicuro, se hai male al ginocchio: sei insicuro. Non so come, ma in quel momento l’unione –apparentemente impensabile- dei due discorsi è stato un passo più breve di quanto si possa pensare.
“Ti immagini mettere su uno spazio nostro?!”
“C’ho già il nome..”
“L’Insicuro!”.
(Ci siamo arrivati poi, che il nome era davvero una figata.)

Praticamente, uno scherzo che doveva nascere e morire lì. Una di quelle promesse da bar che si fanno appositamente per essere dimenticate. Poi invece –vai a sapere perché- l’idea ha continuato a ronzarmi in testa per un paio di giorni, e quando ho risentito il mio amico, ho scoperto che pure a lui qualche pensiero matto riguardo ‘sto progetto gli era venuto.
La settimana stessa –nota bene: l’Insicuro non esisteva ancora se non nelle nostre teste- si presenta a casa mia con la ferma volontà di scrivere uno statuto che regolasse diritti e doveri della Redazione. C’eravamo solo io e lui. Però regolatissimi.

Poi sono seguite alcune settimane di gestazione, in cui da totale neofita informatico (mi ritenevo fico perché sapevo che se fai “ctrl  c ” copi, ma le mie competenze si fermavano lì) ho costruito -e visto crollare sotto lacrime ed occhiaie- alcune decine di prove di siti internet. Temevo che il progetto fosse destinato a morire tra le mura pacchiane di una grafica anni ’90 di quelle stile carta parati dei primi MySpace. Che non so se rendo l’idea, ma io ed il mio autoreferenzialismo sappiamo benissimo di cosa sto parlando.
Comunque, alla fine, il sito è nato.
Mancavano solo gli ultimi dettagli, tipo qualcuno che ci scrivesse, e -marginalmente- qualcuno che ci leggesse.

Ora, mi rendo conto che possa sembrare una stupidaggine, ma alla fine le persone sono arrivate per lo più da sole, senza grosse fatiche. Alcune credo col passaparola, altre sicuramente allettate dall’idea di poter scrivere qualsiasi tipo di parolaccia nel web. Sta di fatto che la voce si è sparsa, ora in redazione siamo più o meno una ventina, e abbiamo dovuto aprire uno spazio apposito per le collaborazioni esterne. Quelli che scrivono “ogni tanto”, per capirci.

Se dovessi descrivere questo progetto (dico progetto perché sempre di un cantiere aperto si tratta) lo farei con la solitahomepage insicuro frase di sempre. Mi fa ridere, ma è fondamentalmente vera.
Dico sempre che questo progetto è nato da me, poi la cosa mi è sfuggita di mano ed è diventata una cosa bella. Nessuna descrizione potrebbe essere più azzeccata di questa.
Ad ogni nuovo membro reclutato, dicevo: “L’unico requisito per entrare è la passione per quello che si fa. Se hai un contenuto, e hai voglia di raccontarcelo: sei dei nostri!”
Oh, io sono sempre molto retorico, questi m’hanno preso sul serio, e la cosa è diventata una figata. Giuro!

Io scherzo, però per essere un gruppo neonato (i primi articoli sono stati pubblicati a Settembre, mi pare), abbiamo raggiunto obiettivi che mi fanno pensare che la strada sia quella giusta. E non parlo di numeri eh, quelli contano relativamente. Parlo –e a questo mi riferivo quando prima parlavo di passioni- di contenuti. Abbiamo collaborato con Ristretti Orizzonti, in carcere a Padova, stiamo collaborando con il Centro Astalli, abbiamo appena concluso una collaborazione con Arci, Anpi ed altrettante associazioni in merito ad un progetto sulla Liberazione. E ancora, abbiamo “inviati insicuri” da paesi esteri come Giappone, Corea, Thailandia e Palestina, che ci raccontano la vita in quei posti. (Riguardo quest’ultima tra l’alto abbiamo aperto un nuovo spazio, collaborando con delle ragazze che facevano parte di una famosa associazione che trattava proprio di Palestina). Più, tutti i temi abituali come politica, sport, musica, attualità, scemate (anche quelle ci vogliono!).

Parlo sempre al plurale perché secondo me, di fatto, l’Insicuro non è proprio proprio una redazione, è più una famiglia. Ci vogliamo bene e allo stesso tempo ci odiamo come solo coi fratelli si può fare. Facciamo grossomodo le stesse litigate che si fanno a casa per chi usa prima il bagno, fai conto.
Sì ecco, questa frase conclusiva è proprio da insicuro.