Oggi a raccontarci la sua storia è Nicole, una giovane trentina classe 1990 che fa parte, un po’ si e un po’ no, del tanto discusso fenomeno della “fuga di cervelli” dall’Italia. Un po’ sì perché, come vedrete, ha passato gli ultimi anni con la valigia sempre pronta ai piedi del letto, e un po’ no perché - nonostante questo - si sente legata a doppio filo al nostro Paese , dove è recentemente tornata per una nuova avventura lavorativa, e ancora di più alla nostra città, dove è diventata Rappresentante Regionale per il Trentino Alto Adige al Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. Ma lasciamo la parola a lei...

Sono di Vigo Meano, vicino Trento. Ho una laurea triennale in Beni Culturali ad indirizzo archeologico che ho conseguito all’Università’ degli Studi di Verona ed a breve mi laureerò in Studi sui Patrimoni Mondiali (World Heritage Studies) all’Università’ Tecnica del Brandeburgo. Durante il percorso triennale ho trascorso un semestre ERASMUS all’estero presso la Facoltà di Archeologia della Bilkent University ad Ankara in Turchia. Subito dopo la laurea triennale mi sono trasferita in Germania, prima a Brema, dove ho frequentato un corso di lingua tedesca per tre mesi e dove ho lavorato per cinque mesi in un caffè femminista dedicato a Frida Kahlo e poi a Cottbus dove ho iniziato il percorso magistrale in Studi sui Patrimoni Mondiali (World Heritage Studies). Dopo qualche mese dall’inizio del programma magistrale ho cominciato a lavorare per Fat tire Bike Tours a Berlino, un’agenzia che i occupa di organizzare tour della città in bicicletta. Un’esperienza fantastica dove ho lavorato con uno staff multiculturale e che ogni giorno aveva a che fare con centinaia di turisti da tutto il mondo.  Tra studio e lavoro a Berlino mi sono poi ritrovata ad avere una seconda occupazione presso l’Universita’ Tecnica del Barndeburgo dove sono stata assistente presso i programmi magistrali in Studi sui Patrimoni Mondiali (World Heritage Studies) e in Conservazione del patrimonio e gestione dei siti culturali (Heritage Conservation and Site Management).
Balzellando tra due lavori e lo studio ho lentamente iniziato il mio percorso di conoscenza del mondo UNESCO, dapprima come parte integrante del corso di laurea magistrale e poi con svariate opportunità di lavoro sul campo. Fra queste, da marzo 2015 sono coinvolta come consulente nella preparazione della candidatura della "Coralità’ Alpina del Trentino” per l’iscrizione sulla Lista dei Partrimoni Immateriali UNESCO e lo scorso giugno ho partecipato alla Commissione del Patrimonio Mondiale Unesco riunita a Bonn come membro della delegazione dell’ICCROM, il Centro Internazionale di Studi per la Preservazione e il Restauro del Patrimonio Culturale, dove sto completando uno stage di tre mesi.
Da Ottobre sono inoltre la Rappresentante Regionale per il Trentino Alto Adige al Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. Un’avventura entusiasmante che mi ha dato l’opportunità’ di conoscere molti giovani trentini ed in particolare di formare una sezione regionale con 10 fantastici soci molto preparati. Il Comitato Giovani, che conta oggi pi’di 200 membri, rappresenta un’ottima opportunità non solo di cittadinanza giovanile attiva ma anche di supporto per la promozione dei valori UNESCO nella nostra società, attraverso la partecipazione diretta dei giovani nella promozione e lo sviluppo dei temi della cultura, con una grossa spinta all\'innovazione attraverso il coinvolgimento di Istituzioni, università, mondo dell\'arte e mondo imprenditoriale, terzo settore. Per quanto mi riguarda il mio interesse primario è di far capire che l’Italia ha un vasto patrimonio culturale, naturale ed intangibile che deve essere conservato non solo istituzionalmente ma soprattutto dalle comunità stesse come parte del proprio bagaglio culturale.
Vivere in Italia e vivere all’estero credo sia la domanda che ricevo più spesso. Credo che la vera risposta sia che cerchiamo di fare entrambe le cose. Il primo vero impatto con l’estero e’ stata la Turchia, una terra fantastica dove ho conosciuto persone eccezionali. Vivere in Turchia mi ha aperto un mondo, e mi ha dato l’opportunita’ di sdoganare molti pregiudizi.
L’inizio ovviamente non è mai facile e la prima barriera culturale e’ stata la  lingua. Il mio primo giorno in Turchia e’ stato un’avventura epica, tra contratti telefonici, arrivo al dormitorio e supermercato a fine giornata ero sfinita. Fare la spesa e’ stato il primo vero problema e soprattutto trovare lo yogurt giusto. Mentre per noi lo yogurt e’ un alimento principalmente usato in colazioni e dolci in Turchia lo yogurt viene utilizzato in molti pasti salati. Scoperta che ho fatto a mie spese quando il secondo giorno mentre facevo colazione prima di correre al corso di lingua mi sono ritrovata a mangiare muesli e yogurt con l’aglio.  Passati i primi giorni mi sono trovata a scoprire un paese magnifico, con dei paesaggi da sogno, che mi ha fatto capire che no, l’Italia non ha tutto il patrimonio ma ha un tipo di patrimonio. La Turchia ha un ricchissimo patrimonio culturale ed una storia millenaria che ha portato popoli a scontrarsi e mischiarsi in tutta l’Anatolia.
Vivere a Berlino e’  invece un’esperienza diversa. La città è giovane e la storia è viva. Berlino è la città del presente con i suoi palazzi prussiani e le casermone della guerra fredda, con i bunker della seconda guerra mondiale ed i vasti spazi verdi. Vivere a Berlino mi da l’occasione di vivere in un mondo multiculturale tra giovani di tutto il mondo e grandi comunità turche. A Berlino si sente parlare più inglese che tedesco, a Berlino si vedono più biciclette che auto ed a Berlino nessuno si interessa di come vesti o di cosa mangi. Devo dire che la città è incantevole e ogni giorno mi stupisco di come luoghi delicati come bunker, edifici sovietici e della guerra fredda siano stati riutilizzati in maniera creativa.
La fuga dei cervelli è secondo me un bel mix tra un fenomeno naturale dei nostri tempi e l’incapacità’ di sfruttare il grande capitale giovanile italiano. Oggigiorno i giovani si muovono sempre di più non solo perché l’esperienza all’estero fa bene al curriculum ma anche perché la società moderna ci educa ad essere curiosi. Siamo giovani e vogliamo vedere il mondo. Personalmente l’estero mi ha insegnato molto, mi ha insegnato che l’università’ deve formare non solo teoricamente ma anche in concreto ma mi ha anche insegnato che ci vuole grinta e che ormai l’avere la laurea non è niente di eccezionale e bisogna sempre migliorarsi. Il problema e’ che in molti casi all’estero siamo più apprezzati e troviamo ambienti di lavoro stimolanti dove il professore e’ un potenziale futuro datore di lavoro o collega. Il mio consiglio e’ di viaggiare, vedere il mondo e poi tornare e tentare.
Il Trentino mi manca, soprattutto mi manca la mia famiglia e ovviamente mi mancano le montagne. La cosa più difficile del vivere in un altro stato è la difficoltà nel tornare a casa per passare del tempo con la propria famiglia ed alla fine ci si riduce sempre a tornare qualche giorno per poi dover ripartire. Nonostante la distanza devo dire che sono molto fortunata perché’ la mia famiglia mi sostiene nelle mie scelte anche se ogni tanto qui e li ci buttano un “ma quando torni a vivere a casa?”. Del Trentino mi manca anche la dimensione quotidiana di una piccola cittadina, dove non si devono fare ore di metro per arrivare da qualche parte e dove il centro lo si può percorrere tutto a piedi.


Nicole Franceschini

 

A cura di Annalia Zambotto