PROMEMORIA AUSCHWITZ 2019



Prima di questo viaggio avevo un'idea un po' scettica riguardo all'argomento dell'Olocausto e sono partito con una semplice domanda: ”perché è successo tutto questo?” Durante i vari incontri preparatori i nostri tutor hanno spiegato e illustrato prima il lato storico e culturale dei fascismi in Europa cercando di spiegarci come durante gli anni '20 e '30 si creò un dissenso verso un nemico comune che, in questo caso, erano gli ebrei e poi anche la creazione del consenso di quello che veniva fatto durante quel periodo storico.

 

Il viaggio parte il 31 gennaio dalla stazione ferroviaria del Brennero, come pensavo è stata un'odissea, tra 3 ore di pullman per arrivare al Brennero e 16 ore di treno per arrivare a Cracovia, non sapevo più come far passare il tempo. Allora nella mia cuccetta ho iniziato a pensare un po' a quali emozioni e pensieri mi sarebbero passati per la testa, solo che non andavano minimamente vicine a quelle che poi ho provato.

 

I primi due giorni sono stati molto intensi dal punto di vista della fatica fisica perché abbiamo passato molto tempo a fare dentro e fuori da musei. La fabbrica di Schindler, imprenditore tedesco che salvò circa 1.100 ebrei con il pretesto di farli lavorare nella sua fabbrica, perché il costo dalla loro mano d'opera era molto ridotto rispetto a un operaio non ebreo. Successivamente abbiamo visitato il quartiere ebraico di Cracovia ed anche l'ex ghetto che in alcune zone è delimitato dai muri costruiti all'epoca. A questo punto non sapevo ancora cosa mi stava aspettando perché ero molto frastornato dal lungo viaggio che abbiamo passato. Probabilmente non ho capito neanche la situazione in cui mi trovavo.

Il terzo giorno era quello di visita dei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Levataccia per arrivare in tempo al ritrovo con gli altri gruppi, ovviamente ero costantemente in ritardo. Arrivati all'entrata del museo, dovevo ancora capire dove ero e che diavolo era successo lì dentro. Da quando abbiamo passato il cancello principale con la scritta “ARBEIT MACHT FREI” fino a quando sono uscito, ho provato un senso di schifo verso il genere umano. Non capivo come l'uomo avesse potuto fare un orrore del genere e con quale crudeltà ma, allo stesso tempo, con la tranquillità con cui veniva fatto il tutto, oltre a condurre un popolo alla morte certa, li prendevano in giro mentre venivano condotti nelle camere a gas con la scusa “andate a lavarvi”. Anche la mente più malata non potrà mai arrivare a pensare un orrore del genere ed a organizzarlo affinché diventi un genocidio. Nella testa avevo solo pensieri a cui non riuscivo a dare una risposta concreta, lo stomaco che poi andava dove voleva perché era l'unica valvola di sfogo che avevo dato che il resto del corpo era bloccato al pensiero di quello che era accaduto. Vedendo i miei compagni di viaggio ho deciso di dare un po' di conforto a loro, visto che io non riuscivo a esternare quello che provavo. Ho iniziato ad abbracciare e a guardarli con un occhio di riguardo per fargli capire che se serve una mano bastava chiedere, in quel momento mi sentivo in dovere morale verso di loro di farlo, mi è proprio scattata una scintilla in testa e nel cuore:”cavolo Isacco tu hai quasi venti anni e stai tutto il giorno sul letto a guardare Netflix, non va bene devi muoverti fare qualcosa dato che sei un giovane ragazzo dalle immense capacità con una forza fisica e mentale da spaccare il mondo, non puoi  buttarti via così”. Da questo momento mi sono dedicato interamente alla cura dei miei compagni di viaggio, per qualsiasi cosa mi rendevo disponibile nell'aiutarli, perché se non si parte dalle piccole cose probabilmente la storia tenderà sempre a ripetersi e questo non deve succedere.

 

Il giorno successivo è stato molto particolare perché ci siamo riuniti in una stanza tutti e 54 i componenti del gruppo, è stato un momento molto particolare e intimo perché secondo me da qui abbiamo iniziato a legare in una maniera incredibile, solo chi ha fatto questo progetto può capire realmente. Sono partiti un po' i ringraziamenti di tutti, poi timidamente ho preso la parola ed ho ringraziato i tre ragazzi con la Sindrome di Down, a cui sono legato moltissimo, dicendo semplicemente che senza di loro non sarebbe stata la stessa cosa e facendo capire che erano loro a tirare il nostro gruppo con una metafora molto stupida ma dal significato molto profondo. “Ragazzi siete voi la locomotiva del nostro treno”. Lì sul momento non ho pensato a cosa avevo detto, non me ne ero neanche reso conto di aver detto una cosa così bella, che ha fatto emozionare molto le due ragazze che seguivano i tre ragazzi, questa cosa mi ha riempito di gioia il cuore e mi ha fatto capire ancora di più che per far felice qualcuno basta anche un semplice gesto, sguardo, sorriso oppure una semplice frase in cui fai un complimenti ad un'altra persona.

 

Poi è arrivato quello che all'inizio non vuoi mai che arrivi, l'ultimo maledetto giorno, quello in cui pensi:”diavolo è già finita! Voglio rimanere di più! Perché durata così poco?”. Prima di salire sul treno di ritorno sapevo che in quel posto avevo lasciato un pezzo di me, avevo lasciato un Isacco che tendeva a pensare solo a sé stesso, ma con quest'esperienza ha deciso di cambiare totalmente sia nel modo di comportarsi, ma anche nel modo di relazionarsi con le persone.

 

Andando verso la stazione avevo un senso di malinconia che penso non abbia mai provato, guardavo le strade, le vie e i palazzi di quella città meravigliosa in cui ho lasciato un pezzo del mio cuore. Al momento di salire sul treno ho capito quanto una semplice esperienza ti lega a un posto, luogo, ma sopratutto alle persone con cui hai fatto l'esperienza.

 

Il viaggio di ritorno è stano molto strano, era un susseguirsi di emozioni che non capivo sinceramente da dove venivano e una serie di pensieri a cui ancora adesso, quando sto scrivendo questo testo, non riesco a dare una risposta. Non riesco a contare tutti gli abbracci che ho dato per confortare tutti quelli che magari piangevano dall'emozione, non solo ai miei compagni di gruppo ma anche tutti quelli che incontravo sul corridoio del treno, che erano persone che non avevo mai conosciuto che però avevano solo bisogno di un conforto, mi sentivo obbligato a farlo.

 

L'arrivo a Trento è stato difficile, perché salutare tutti i miei compagni è stata dura, ormai tutti quelli che ho conosciuto li considero come dei fratelli, partiti come 54 persone che volevano fare un'esperienza unica e inimitabile e tornati come una famiglia che non vuole più separarsi. Salutarli uno a uno è stato difficile, perché sapevo che era finito tutto quello che avevamo vissuto anche se lo stesso rimarremmo uniti per sempre. Per questo volevo ringraziarli uno a uno, grazie a questo breve scritto, volevo ringraziare sopratutto i tutor Elena, Jack,Teo e G per tutto quello che hanno fatto per noi, che sono considerati da come dei fratelli maggiori, che erano lì non solo per tenerci sott'occhio ma anche per supportarci e aiutarci nei momenti più difficili.



Questo progetto è condotto da una associazione che opera in tutta Italia, chiamata DEINA, opera sia a livello nazionale ma anche in modo più preciso e diretto a livello provinciale e regionale.

 

Il tirocinante dell'ITE A.Tambosi

Isacco Gruber

 

  

Partner

Associazione Deina Trentino
Ambiti memoria-democrazia-legalita